L'apprendistato nella riforma del lavoro

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L’apprendistato nella riforma del lavoro



L’apprendistato deve diventare la “modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”.

La riforma Fornero lo scrive chiaro e tondo, proprio all’inizio del testo della legge, nel primo articolo.
Un principio tanto importante da essere secondo soltanto a quello per cui il tempo indeterminato deve rappresentare la forma comune di rapporto di lavoro. Insomma, si può dire che con la riforma del lavoro il governo Monti indichi il percorso standard
che i giovani italiani seguiranno nel corso della propria carriera: si comincia con un apprendistato e poi, nella maggior parte dei casi, si trova una collocazione stabile in azienda.

Una dichiarazione di principi non sarebbe sufficiente a stimolare la diffusione dell’apprendistato in Italia.
Per questo, la riforma stessa interviene attraverso misure dirette e indirette.
Ad esempio, eliminando dall’ordinamento italiano il contratto di inserimento, aumentando i tempi di pausa obbligatoria tra un contratto a tempo determinato e l’altro, e introducendo rigidi paletti contro l’abuso di contratti a progetto e partite Iva.
In questo modo, la riforma del lavoro riduce la portata applicativa dei contratti a termine e indirizza, di conseguenza,
le aziende e i giovani verso i contratti di apprendistato.

L’obiettivo è evidente: trasformare la precarietà in flessibilità positiva.

Ci sono poi delle modifiche dirette che intervengono sul Testo unico dell’apprendistato (il Dlgs 167 del 2011), la normativa di riferimento per questa tipologia di contratti.

Quali sono le novità principali?

La prima consiste nella durata dell’apprendistato, che dal luglio 2012 non può più essere inferiore ai 6 mesi.

La seconda è che le aziende con più di 10 dipendenti possono inserire un massimo di 3 apprendisti ogni 2 lavoratori assunti;
il rapporto scende a 1:1 per le piccole società con meno di 10 dipendenti.

E, soprattutto, fino al 2015 i datori di lavoro devono far proseguire il rapporto di lavoro per almeno un apprendista su tre (il 30%).
A partire dal luglio 2015, almeno un apprendista su due dovrà essere tenuto in azienda.
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